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Morfema
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Nella mwawlinguistica mwbadescrittiva moderna, il mwbqmorfema è il più piccolo elemento dotato di mwbgsignificato in una mwbwparola (o in un mwcaenunciato)cite-ref-1[1] e si colloca sul piano della mwdqprima articolazione. In questo senso, rappresenta l'unità di analisi della mwdgmorfologia.cite-ref-beccaria-2-0[2] Questa analisi, detta "analisi morfemica", consiste nell'individuazione di confini tra elementi linguistici e avviene tramite segmentazione.
Essa considera anche le modificazioni mwfqfonologiche che avvengono tra i morfemi abbinati.cite-ref-simone137-3-0[3] Va considerato che esistono unità minime prive in sé di significato (sono i mwggfonemi) e unità dotate di significato, ma non minime (sono i mwgwsintagmi).cite-ref-simone137-3-1[3] Nella sua accezione più generale, il termine corrisponde grossomodo al concetto di mwiamonema della terminologia linguistica francese, legato al nome del linguista mwiqAndré Martinetcite-ref-4[4], e al giorno d'oggi l'ha ormai sostituitocite-ref-5[5]. Il termine è stato coniato su mwkgmwkwfonema, un precedente termine tecnico della linguistica.cite-ref-beccaria-2-1[2]
Contents
• Note
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Scomposizione di parole in morfemi
Se prendiamo ad esempio le parole italiane mwmwparla, mwnaparlavo, mwnqparlando, mwngparlante, mwnwparlare, è facile identificare un elemento mwoaparl- e altri elementi (-mwoqa, -mwogavo, -mwowando, -mwpaante, -mwpqare). Tanto l'elemento mwpgparl- quanto gli altri sono morfemi: tutti questi elementi hanno un mwpwsignificato proprio (spesso indicato tra mwqaparentesi graffe). Il primo morfema (mwqqparl-) veicola il significato centrale della forma linguistica in questione. Il morfema -mwqga significa {INDICATIVO PRESENTE 3a PERSONA}; il morfema -mwqwavo significa {INDICATIVO IMPERFETTO 1a PERSONA}; il morfema -mwraando significa {GERUNDIO PRESENTE}; il morfema -mwrqante significa {PARTICIPIO PRESENTE SINGOLARE}; il morfema -mwrgare significa {INFINITO}. Come si può vedere, un morfema può veicolare sincreticamente più informazioni grammaticali (il morfema -mwrwi, in mwsaragazzi, significa contemporaneamente {MASCHILE} e {PLURALE}).
Un altro esempio è la parola inglese mwsgtourists, che può essere scomposta in mwswtour ('viaggio'), -mwtaist- (che significa, tra le altre cose, {PERSONA CHE FA QUALCOSA}) e -mwtqs (che significa {PLURALE}).cite-ref-yule-esempi-6-0[6]
Il processo di scomposizione è attuato intuitivamente dai parlanti tramite una segmentazione.cite-ref-beccaria-2-2[2]
Dall'analisi morfemica si evincono due punti fondamentali:cite-ref-7[7]
• i morfemi di una lingua ricorrono, cioè vengono riutilizzati, secondo il mwxwprincipio di economia teorizzato da mwyaAndré Martinet: le lingue tendono al riuso di materiali piuttosto che alla loro creazione;
• i morfemi di una lingua, da un punto di vista mwygfonologico, sono tendenzialmente stabili; esprimono cioè lo stesso significato a fronte di una relativa identità di forme; esistono certamente variazioni fonologiche (ad esempio, il morfema mwywin-, che in italiano può significare {NEGAZIONE}, può realizzarsi in diverse forme: mwzaincostituzionale, mwzqillogico, mwzgirreale ecc.), ma esse rappresentano un fenomeno minoritario rispetto ad un panorama di generale stabilità.
Categorie di morfemi
Morfemi lessicali e morfemi grammaticali
Nella parola italiana mwagparla è possibile distinguere un morfema lessicale (mwawparl-) e un morfema grammaticale (-mwbaa). Questa è una prima fondamentale distinzione tra morfemi:cite-ref-beccaria-2-3[2]
• morfema lessicale: un morfema che veicola l'elemento lessicale del significato della parola;
• morfema grammaticale: un morfema che fornisce informazioni grammaticali e dà la forma corretta nel contesto.
Nella mwdqlinguistica storica si preferisce limitare il concetto di morfema a un elemento non ulteriormente suddivisibile che abbia una funzione grammaticale, escludendo dunque i morfemi indicati come lessicali; ciò che resta di una parola una volta tolti tutti i morfemi si chiama semantema.
Morfemi liberi e morfemi legati
Dagli esempi precedenti è poi possibile constatare che ci sono morfemi che possono stare da soli (come la parola inglese mwewtour) e morfemi che non possono stare da soli e quindi devono legarsi ad altri morfemi. I primi sono detti morfemi liberi, i secondi morfemi legati. In molte lingue, il tipo classico di morfema legato è l'mwfaaffisso. In inglese, tutti gli affissi sono morfemi legati, mentre mwfqsostantivi e mwfgverbi sono generalmente morfemi liberi, che possono eventualmente legarsi ad un altro morfema (ad esempio, alla -mwfws del plurale o a -mwgaed per formare il passato). In inglese, quando un morfema libero (come mwgqdress, 'vestito') si lega ad altri morfemi è detto "mwggradice".cite-ref-8[8] Ad esempio, nella parola mwhwundressed, mwiaun- è un mwiqprefisso (cioè un particolare tipo di affisso), mwigdress è la radice, -mwiwed è un mwjasuffisso (altro tipo di affisso).cite-ref-yule-esempi-6-1[6]
Una prima difficoltà è legata al fatto che alcuni elementi che sembrano radici non sono in realtà morfemi liberi. Ad esempio, nelle parole inglesi mwkgreceive, mwkwreduce e mwlarepeatcite-ref-yule-esempi-6-2[6] sembra possibile riconoscere il prefisso mwmqre- (con il significato di {DI NUOVO}), ma -mwmgceive, -mwmwduce e -mwnapeat non sono morfemi liberi.cite-ref-yule91-9-0[9] Qualcosa di analogo accade in italiano: la parola mwoqriaprire può essere scomposta in mwogri- (con il significato di {DI NUOVO}), mwowapr- (radice) e -mwpaire (con il significato di {INFINITO}), mentre una scomposizione analoga non è possibile per mwpqripetere. Altrettanto, mwpgrifare significa mwpwfare di nuovo, ma mwqariparare non vuol dire mwqqparare di nuovo.
Radici legate
In italiano esistono pochi morfemi liberi (ad esempio, mwracittà, mwrqspecie, mwrgsopra, mwrwbene, mwsalàcite-ref-yule-esempi-6-3[6]), mentre la maggior parte delle parole consiste di "radici legate", come in mwtqrimontato, scomponibile in mwtgri- (prefisso legato), mwtwmont- (radice legata), -mwuaat- (suffisso legato), -mwuqo (suffisso legato). In lingue tendenzialmente analitiche (in cui, cioè, ogni parola è scomponibile in un numero basso di morfemi o non è scomponibile affatto), come l'inglese, invece, la maggior parte delle parole è rappresentata da morfemi liberi (quindi anche mwugnomi, mwuwaggettivi, mwvaverbi ecc.).cite-ref-yule91-9-1[9]
Morfemi lessicali e morfemi funzionali
Come detto, sono morfemi lessicali i morfemi che veicolano il significato centrale di una parola. È il caso dell'italiano mwwwparl- o dell'inglese mwxatalk: nel primo caso si ha una radice legata, nel secondo un morfema libero. Ciò dipende dal fatto che l'italiano è una mwxqlingua flessiva, con un indice di mwxgsinteticità più alto rispetto all'inglese (ciò significa che, in media, una parola italiana contiene più morfemi rispetto ad una parola inglese, che, al limite, non è scomponibile).
Altri morfemi liberi non veicolano propriamente il contenuto del mwyamessaggio della mwyqcomunicazione, ma hanno un ruolo funzionale (e sono detti per questo "morfemi funzionali"): si tratta, ad esempio, delle parole italiane mwyge, mwywma, mwzaquando, mwzqperché, mwzgsu, mwzwin, mw0ail ecc. Come si vede, si tratta sostanzialmente di mw0qcongiunzioni, mw0gpreposizioni, mw0warticoli e mw1apronomi: queste parole sono spesso indicate come "parole vuote", cioè parole che piuttosto che veicolare un significato proprio stabiliscono relazioni tra le "parole piene", quelle cioè dotate di significato proprio, come nomi, aggettivi, verbi ecc. Questo genere di morfemi liberi esiste anche in inglese (mw1qand, mw1gbut, mw1wwhen, mw2abecause, mw2qon, mw2gin, mw2wthe ecc.). È assai raro che alle lingue si aggiungano nuovi morfemi funzionali: questa classe di parole è quindi considerata "chiusa".cite-ref-10[10]
Morfemi derivativi e morfemi flessivi
Tra i morfemi legati, è possibile distinguere morfemi derivativi (o derivazionali) e morfemi flessivi (o flessionali).
I primi sono utilizzati per creare parole nuove, spesso di mw4wcategorie grammaticali diverse. La forma di partenza è detta mw5aforme base. Ad esempio, dall'aggettivo inglese mw5qgood ('buono'), con l'aggiunta del suffisso -mw5gness, si ottiene un nome (mw5wgoodness, 'bontà'). Dall'aggettivo italiano mw6aleale, con l'aggiunta del suffisso -mw6qtà, si ottiene il nome mw6glealtà.cite-ref-yule-esempi-6-4[6] Anche i prefissi possono essere morfemi derivativicite-ref-yule92-11-0[11] (ad esempio, da mw8wcostituzionale si ottiene mw9aincostituzionale con il prefisso mw9qin-).
Il processo generale di formazione di parole nuove tramite l'aggiunta di morfemi è detto mw9wderivazione.
Quanto ai morfemi flessivi, essi non vengono usati per formare parole nuove, ma per precisare l'informazione grammaticale. Sono ad esempio usati per indicare se la parola è singolare o plurale.cite-ref-yule92-11-1[11]
Ecco alcuni esempi di morfemi flessivi in lingua italiana:
• in mwaqoragazzi, il morfema -mwaqsi , che significa {PLURALE MASCHILE};
• in mwaq0guardavo, i morfemi -mwaq4av-, che significa {IMPERFETTO}, e -mwaq8o, che significa {PRIMA PERSONA SINGOLARE};
• in mwarebellissimo, il morfema -mwariissim-, che significa {MOLTO}, e il morfema mwarmo- che significa, in analisi grammaticale, {PERSONA MASCHILE}.
Il processo di formazione di parole tramite morfemi flessivi è detto mwaruflessione.
Una parola appartenente ad una data categoria grammaticale (ad esempio, un aggettivo), modificata da un morfema flessivo, non cambia per questo categoria grammaticale: l'aggettivo inglese mwarcold (morfema libero), se modificato dal morfema legato -mwarger (dall'inglese antico -mwarkra), passa al mwarogrado comparativo, ma resta un aggettivo.cite-ref-yule93-12-0[12]
Morfemi derivativi e morfemi flessivi sono spesso usati nella stessa parola. Ad esempio, la parola mwasanazionali è composta dal morfema lessicale mwasenazion- (radice legata), dal morfema derivativo -mwasial- (suffisso legato), che deriva l'aggettivo da un nome, e dal morfema flessivo -mwasmi, che è la mwasqdesinenza e significa {PLURALE}. In genere, il morfema flessivo segue quello derivativo: così nell'esempio italiano mwasunazionali e nella parola inglese mwasyteachers, formata dal morfema lessicale mwascteach (verbo 'insegnare'), il morfema derivativo -mwasger (dall'mwaskinglese antico -mwasoere) e il morfema flessivo -mwasss.cite-ref-yule93-12-1[12]
A differenza delle lingue tendenzialmente analitiche, nelle mwatelingue flessive, le parole sono necessariamente legate ai morfemi flessivi. I morfemi derivativi hanno invece uno spazio operativo assai più ristretto. Se, ad esempio, prendiamo il suffisso inglese -mwatiness, che forma nomi astratti da aggettivi, la sua applicazione alle basi non è sistematica (come accade invece con il morfema flessivo italiano -mwatmo, che significa {PRESENTE 1a PERSONA SINGOLARE}): mentre da mwatqtender ('tenero') è possibile ottenere mwatutenderness ('tenerezza'), lo stesso non accade con mwatylucid (*mwatclucidness). Nelle lingue, dunque, esistono parole possibili che pure non fanno parte del repertorio dei parlanti (ad esempio, in italiano non esiste mwatginiziamento).cite-ref-beccaria-2-5[2]
Esistono peraltro restrizioni legate a ragioni di mwat4linguistica storica. Ad esempio, il suffisso inglese -mwat8ity si lega di norma a basi di origine latina (esiste mwauavanity, ma non *mwauesweetity).cite-ref-beccaria-2-6[2]
Schematizzazione
Le diverse categorie di morfemi possono essere così schematizzate:cite-ref-yule94-13-0[13]
• morfemi
• morfemi liberi
• morfemi lessicali
• morfemi funzionali
• radici legate
• morfemi lessicali
• morfemi legati
• morfemi derivativi
• morfemi flessivi
Morfi e allomorfi
È chiaro che nello studio di una lingua ci si può imbattere in forme diverse dello stesso "concetto", ad esempio si pensi alle coniugazioni irregolari dove la radice si modifica (mwav0muoi-o, mwav4muor-i, mwav8mor-iamo) o agli aggiustamenti ortografici (mwawabac-o, mwawebach-i) o fonologici (mwawiamic-o, mwawmamic-i) che si possono trovare in alcune declinazioni.
In linguistica si è compreso che il morfema è un concetto più funzionale se concepito come astrazione. Non importa, cioè, quale sia la forma particolare che esso assume in una parola: si tratta sempre dello stesso morfema. La forma precisa di un morfema che si trova in una parola si chiama mwawumorfo: mwawymuoi-, mwawcmuor- e mwawgmor- sono allomorfi (cioè morfi di una stessa classe) dello stesso morfema; e così pure mwawkbac- e mwawobach- o mwawsamic- ([aˈmik], con c mwaw0occlusiva mwaw4velare) e mwaw8amic- ([aˈmit͡ʃ], con c mwaxeaffricata mwaxialveopalatale).
In questo modo si possono trovare regole fisse anche in una coniugazione irregolare; confrontando per esempio mwaxqmuoi-o, mwaxumuor-i, mwaxymor-iamo con mwaxcdorm-o, mwaxgdorm-i, mwaxkdorm-iamo troviamo come regola che vanno apposte le desinenze mwaxo-o, mwaxs-i e mwaxw-iamo al morfema della radice. Quale dev'essere il morfo esatto che si trova nella parola dipende dall'uso della lingua.
Morfemi discontinui
Un morfema può essere composto anche di più parti separate con altri morfemi in mezzo; ad esempio in mwax8lingua tedesca il participio passato si forma apponendo contemporaneamente un prefisso e un suffisso alla mwayaradice del tema. Si prenda come esempio il verbo mwayelieben, che corrisponde all'italiano mwayiamare; esso è composto dalla radice mwaymlieb- e dalla desinenza mwayq-en: dalla radice mwayulieb- si ricava il participio mwayygeliebt, che corrisponde all'italiano mwaycamato, apponendo il morfema mwaygge- (...) -t. È da notare che non esistono né la forma mwayk*gelieb né la forma mwayo*liebt e dunque si tratta proprio di un unico morfema in quanto non può essere ulteriormente suddiviso; talvolta è chiamato "mwayscirconfisso", altre volte "morfema parasintetico" o morfema discontinuo.
L'esistenza di questo tipo di morfemi è controversa e alcuni linguisti sostengono che in realtà si tratta di un'operazione in due passi: si parte da un mwazatema diverso ottenuto per prefissazione (nell'esempio è mwazege-lieb-) a cui si appone la desinenza (nell'esempio è mwazi-t) distinguendo dunque le due particelle come morfemi separaticite-ref-14[14].
Un caso particolare sono le lingue non concatenative, come le mwazklingue semitiche, in cui le radici sono una sequenza di consonanti nelle quali si incastrano a mwazopettine le vocali che ne precisano la funzione grammaticale; ad esempio in mwazsebraico la radice mwazw*gdl ha il senso di "grandezza": la parola mwaz0gadol significa "grande (maschile)", la parola mwaz4gadal significa "egli crebbe", la parola mwaz8godel significa "dimensione", e così via. In questo caso il morfema della radice si può indicare con mwaaag-d-l, mentre i vari morfemi grammaticali applicati si possono indicare con mwaae-a-o-, mwaai-a-a-, mwaam-o-e-, e così viacite-ref-15[15].
Altri tipologie di morfemi
Esistono inoltre altre tipologie di morfemi molto varie e complesse.
Morfemi sostitutivi
Esistono, per esempio, dei morfemi detti "sostitutivi", siccome si manifestano sostituendo un fono con un altro fono. Un esempio che spesso si cita a questo proposito è il plurale di alcune parole inglesi: mwaawfoot ("piede") ha come plurale mwaa0feet. Come si può vedere, la forma del plurale si rende modificando la vocale della radice.
Morfema zero
È possibile imbattersi, nella trattazione sui morfemi, nel cosiddetto "morfema zero", noto anche come "morfo vuoto" (il cui simbolo è quello dell'mwabainsieme vuoto, cioè ∅). Questo tipo di morfema si presenta quando una distinzione, solitamente presente nella lingua analizzata, non viene rappresentata in alcun modo nel mwabesignificante. L'inglese si presta ancora una volta come esempio per comprendere appieno il concetto: l'inglese generalmente marca (cioè indica con appositi morfemi) il plurale delle parole. Vi sono tuttavia delle eccezioni come ad esempio la parola mwabisheep (SG) che ha come plurale mwabmsheep (PL). Il plurale, nell'esempio riportato, non è marcato in alcun modo da un morfema ed anzi è proprio l'assenza di morfi a segnalarlo.
Nel caso più proprio dell'italiano bisogna prestare attenzione: l'italiano non aggiunge morfemi alla forma singolare per realizzare la forma plurale, ma ricorre a diverse desinenze. Ci sono dei termini in italiano che presentano una forma del singolare identica a quella del plurale come, ad esempio, mwaburealtà. Non è dunque del tutto esatto parlare di morfema zero per la realizzazione del plurale in italiano per sostantivi invariabili, siccome zero in questo caso è anche la forma del singolare.
Morfema cumulativo
I morfemi grammaticali spesso portano più di un'informazione allo stesso tempo. Un esempio: nella parola italiana "simpatiche", la {-e} indica sia il plurale sia il femminile.
Oppure un altro esempio ci è fornito dalla lingua latina, dove, ad esempio, "sagittārum" significa "delle frecce". {-arum} è considerabile come un morfema cumulativo siccome identifica sia il genitivo che il plurale.
Un tipo particolare di morfema cumulativo è quello del "morfema amalgamato", noto anche come "amalgama". Si definisce "amalgama" un morfema che è il risultato della fusione di due morfemi ormai non più riconoscibili. Un esempio si trova nella lingua francese dove la preposizione "à" si unisce all'articolo determinativo plurale "les" creando la preposizione articolata "aux" ("ai"). Come si vede, gli elementi di partenza non sono più distinguibili e portano sia il significato della preposizione che dell'articolo.
Morfema soprasegmentale
Detto anche superfisso e/o soprafisso, è un tipo di morfema in cui un determinato valore morfologico si manifesta attraverso un tratto soprasegmentale. Un esempio è la posizione dell'accento e del tono.
Il morfoma
L'mwab4allomorfia porta con sé dei problemi lessicali come, ad esempio, quello delle radici lessicali. Alcuni linguisti hanno perciò deciso di aggiungere un'altra categoria: il morfoma.
Il morfoma presenta innanzitutto un significato solo morfologico, dunque è privo della dimensione semantica. Il morfoma viene rappresentato da alcune regolarità astratte della struttura che ricorrono nei paradigmi morfologici. Un esempio pratico è rappresentato dal verbo latino mwacascribo , "scriveremwace". La radice del verbo è "scrib-" che caratterizza i tempi verbali dell'imperfetto e del presente; "script-" si trova nel supino e nel participio passato; "scrips-", infine, si trova nelle forme del perfetto.
Quello che è davvero interessante del concetto di morfoma è che le forme citate del verbo mwacmscribo non vanno per forza intese come derivate da una stessa base (quindi come mwacqallomorfi).
Note
cite-note-11. ↑ Definizione data da mwacsLeonard Bloomfield nel 1933 e oggi acquisita in particolar modo nella comunità linguistica nordamericana: "A linguistic form which bears no partial phonetic-semantic resemblance to any other form, is a mwacwsimple form or mwac0morpheme." (mwac4Language, p. 161)
cite-note-44. ↑ Il termine è stato introdotto dallo svizzero Henri Frei nel 1941, nel primo numero dei mwae0Cahiers Ferdinand de Saussure e ripreso da mwae4André Martinet negli mwae8Éléments de linguistique générale del 1960 (mwafaGrand Larousse de la langue française, Parigi, Larousse, 1989, vol. IV, p. 3357).
cite-note-55. ↑ Nella definizione di mwafqAndré Martinet il monema per essere tale deve poter essere articolato tramite mwafufonemi; questa definizione ha provocato diverse controversie nella comunità linguistica per stabilire cosa potesse essere e cosa no un monema, tanto che alla fine si è finito per preferire la definizione più generica e meno controversa di "morfema".
cite-note-1414. ↑ Secondo questi linguisti chiamare morfema un elemento così fatto violerebbe il vincolo di diramazione binaria secondo il quale si possono concatenare solamente due elementi per volta e non tre insieme.
cite-note-1515. ↑ Secondo John McCarthy esisterebbe anche un terzo morfema chiamato mwajwpattern (schema) che stabilisce in che modo vanno incastrate le vocali nella radice, il che spiegherebbe anche la formazione di parole come mwaj0gdola cioè "grande (femminile)" e così via; questa teoria del 1981 è attualmente quella più accreditata nella comunità linguistica.
Bibliografia
• citerefbeccariaGian Luigi Beccaria (a cura di), Dizionario di linguistica, Torino, Einaudi, 2004, ISBN 978-88-06-16942-8.
• mwakiGaetano Berruto, Corso elementare di linguistica generale, Torino, UTET Università, 2006.
• mwakqGaetano Berruto e Massimo Cerruti, La linguistica. Un corso introduttivo, Torino, UTET Università, 2017, pp. 102-105.
• mwaky(EN) Leonard Bloomfield, Language, New York, Henry Holt and Co., 1933.
• mwakgJohn McCarthy, A prosodic Theory of Nonconcatenative Morphology, in Linguistic Inquiry, vol. 12, 1981, pp. 373-418.
• citerefsimoneRaffaele Simone, Fondamenti di linguistica, Roma-Bari, Laterza, 2008, ISBN 978-88-420-3499-5.
• citerefyuleGeorge Yule, Introduzione alla linguistica, Bologna, Il Mulino, 1997 [1985], ISBN 88-15-05987-3.
Voci correlate
• mwak4Morfo
• mwalaMorfologia (linguistica)
• mwaliDemorfologizzazione
• mwalqAccordo (linguistica)
• mwalyDesinenza
• mwalgSinteticità
• mwaloDoppia articolazione
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Collegamenti esterni
• citereftreccani-itmorfema, su Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
• citerefbritannica-com(EN) morpheme, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
• citereftreccani-morfemaMorfema, in Treccani.it – Enciclopedie on line, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
• mwamiSapere.it, sito curato da De Agostini Scuola, su sapere.it.
• mwamqLexicon of Linguistics, su lexicon.hum.uu.nl.